giovedì 11 ottobre 2007

AGORA'


Ogni tanto ho voglia di giocare. Lo farò tramite la scelta della forma in cui presentare questo post. Sempre per gioco mi sono preso la libertà d’imprestare ai personaggi di questo dialogo delle conoscenze astronomiche, genetiche e, in genere, scientifiche che non potevano possedere.
E questo è il risultato…


“Dimmi, dunque, Critone, cosa convenga fare all’uomo saggio qualora si trovi ad affrontare un argomento su cui non ha condotto studi ed a proposito del quale ha solo una modesta esperienza…”

“Oh, Socrate! E’ mio parere che gli convenga tacere ed ascoltare coloro che maggiorente sono edotti in tale argomento!”

“Certamente, mio giovane amico. Ma se, su un tale argomento, egli volesse, malgrado tutto, esprimere la propria opinione?”

“Allora, Maestro, dovrebbe affidarsi al buon senso ed a ciò che gli suggeriscono gli occhi, le orecchie e la sua mente…”

“Possiamo noi, dunque, fidarci sempre di ciò che ci dicono i sensi e la ragionevolezza?”

“Presumo di sì, Socrate!”

“Allora, osservando il moto del Sole con i miei occhi e stando a ciò che il suo arco nel cielo mi suggerisce, devo dedurne che la Terra è immobile ed il luminoso astro le ruota intorno…”

“Non è così, oh Socrate, e tu lo sai bene: è la Terra a girare attorno al Sole!”

“Ciò che dicono i miei occhi, dunque, può essere illusione… ed illusione, di conseguenza, è anche ciò che posso dedurre con la mente ed il buon senso comune. Come posso, allora, avvicinarmi alla verità?”

“Come dicevamo: ovvero usando più occhi e più menti, nutrendoti del pensiero di quegli uomini che più a fondo hanno studiato la Terra, il Sole e le stelle…”

“Devo, allora, affidare il mio giudizio ad altre persone?”

“Così come affidi il tuo corpo al cerusico quando è ammalato, fidandoti della sua scienza…”

“Ciò che vale per il corpo è vero anche per la mente? Chi sono i cerusici della mente, Critone?”

“I filosofi, Maestro. Coloro che hanno dedicato la vita a cercare di comprendere l’Uomo”.

“Allora parliamo dell’Uomo, se vuoi…”

“Oh, Socrate! Facciamo mai, in realtà, qualcosa di diverso?”

“Forse no, forse no… Dimmi, dunque, che cos’è un individuo?”

“Qualcosa di unico. Anzi: l’insieme di più cose uniche ed irripetibili, poiché irripetibile è la miscela dei caratteri che gli trasmetteranno il padre e la madre ed ugualmente irripetibile è la sequenza di esperienze che ne forgeranno il carattere…”

“Ed un individuo così unico è anche, a tuo giudizio, parte di qualcosa di meno unico?”

“Certamente, Socrate! Ogni individuo è un Uomo… che, a sua volta, può essere un Ateniese, uno Spartano, un Barbaro… E tutti hanno succhiato il latte dalla madre e, in questo, sono simili ad un cane o ad una giumenta…”

“Vero: e uomini, cani e giumente sono esseri viventi… e questo lo hanno in comune anche con le mosche, con le amebe, con questo albero d’olivo sotto cui stiamo discorrendo…”

“Questo è senz’altro vero, Socrate…”

“Esisteranno, allora, dei bisogni dell’individuo, dei bisogni dell’uomo, dei bisogni del mammifero ed altri che sono comuni a tutto ciò che vive?”

“E’ ragionevole che sia così!”

“Vediamo, dunque. Quali bisogni in comune ha Critone con un’ameba?”

“Nutrirsi, perché sopravviva l’individuo… Riprodursi, perché sopravviva la specie…”

“Bisogni semplici. E quali bisogni accomunano Critone al suo cane?”

“Oltre a quelli dell’ameba avere affetto e protezione…”

“Critone ha anche bisogni comuni agli altri uomini?”

“Certamente, Maestro! Essere stimato, avere amici, apprendere e conoscere…”

“Ci saranno, poi, i bisogni che sono propri di Critone e di nessun altro…”

“Continuare a discorrere con te, oh Socrate!”

“Se, allora, io volessi aiutarti a soddisfare i tuoi bisogni, basterebbe che ti considerassi al pari di un’ameba?”

“Non lo vorrei, Maestro!”

“Di un cane? Di un uomo come tanti?”

“Preferirei che mi trattassi come se… fossi Critone!”

“E così, infatti, faccio. La Vita, Critone, si evolve dalle forme più semplici ad altre sempre più complesse. I bisogni comuni a tutto ciò che vive non possono essere ignorati… ma l’Individuo è qualcosa di assai più complicato d’un olivo! In lui le necessità dell’anima divengono più importanti d’ogni altra cosa, nel bene e nel male. L’uomo diviene capace di sacrificare la propria vita per quella di chi ama, ignorando i comandamenti che generano le scelte dell’ameba, e, nello stesso tempo, è capace di lasciarsi morire di fame per rimirare con presunzione la propria immagine in uno specchio d’acqua, come si dice che accadde a Narciso!
Se vuoi essere d’una qualche utilità per un individuo non trattarlo come se fosse un’ameba, un cane od un Ateniese: rivolgiti a lui solo e sempre come a quella persona che, pur essendo Ateniese, Uomo ed Essere Vivente, è unica ed irripetibile.
Lo ricorderai, Critone?”

“Sì, oh Socrate. Lo ricorderò!”

6 commenti:

elena ha detto...

Colpita!
Ma non affondata... come dimostra la seguente domanda: ma Socrate era anarchico? :)
Namasté

Equo ha detto...

Bella domanda, visto che, come detto, su Socrate sappiamo solo quello che ci hanno raccontato altri. Tuttavia una cosa è certa: ha scelto di accettare la condanna a morte anche se era innocente per dimostrare il rispetto della legge ma, in questo modo, in fondo ha tradito un più alto concetto: la giustizia. Ergo: non era anarchico... ma sempre meglio del suo discepolo Platone che è decisamente antidemocratico! Se vuoi trovare qualcuno che stia simpatico ad un tipetto come te, tra i filosofi greci, dovresti rivolgerti ad Epicuro, che non era affatto quel gaudente libertino che ci è stato presentato a posteriori, anzi! Io, in ogni caso, resto fedele ai miei pensatori asiatici, malgrado questi excursus ellenici :-)

elena ha detto...

E che mi dici di Eraclito, quello del famosissimo "pòlemos pànta patér" (ho messo gli accenti per evitare strane letture bergamasche...)?
Ma non voglio andare fuori tema... quindi ti chiedo: come avrebbe potuto evitare la morte per non tradire la giustizia? Rinnegando quanto affermato come fece Galileo? E non sarebbe stato un rinnegare sé stesso, forse peggio?
Epicuro è già "mio amico" e lo sai... quanto a Platone, che antipatico!!! Non solo come "pesantezza" filosofica, ma anche doverlo tradurre non è stato il massimo... :)
Sui pensatori asiatici ne so troppo poco... l'altro giorno sono andata in Feltrinelli a cercare qualcosa del tuo amico Mo e son caduti dal pero: mai sentito... come faccio? Perché non mi dedichi una bella bibliografia? Tanto lo sai, cosa mi può interessare... :)

Equo ha detto...

Eraclito, eh? Mi sta bene il "panta rei" ed in particolare la sua visione dell'armonia degli opposti, una sorta di Tao nord-africano, dato che è nato in Lidia, se ricordo bene. Però è un po' troppo aristocratico, per i miei gusti: a parte il fatto che pare fosse di stirpe reale e che scrivesse gli aforismi su lamine d'oro, resta quella sua idea che un uomo solo può valerne diecimila, se è migliore (dice lui) che può giustificare un po' troppo Uomini del Destino, Unti del Signore e quant'altro d'infausta memoria...
Cercare libri su Mo-Ti è praticamente un'impresa disperata. Puoi solo trovare dei riferimenti al suo pensiero su testi generici sulla filosofia cinese, ad esempio : "Storia della filosofia cinese" di Fung Yu-Ian che ha anche il pregio d'essere stato tradotto e pubblicato in edizione economica nelgli Oscar-Studio della Mondadori. Io ne ho una sbrindellata edizione del '56, ma so che è stato ristampato nel'75. Se vi siano edizioni successive o se lo si possa trovare ancora non saprei... ma tu sei una che è riuscita a trovare "Shintebiki"!
Se mi viene altro in mente ti faccio sapere...

elena ha detto...

Non è che voglia difendere Eraclito a tutti i costi (mica è mio sodale...), però il discorso del "migliore" nel senso di aristocratico può anche essere letto in un senso un po' diverso. E' ovvio che se è lui stesso medesimo ad autogiudicarsi, non vale... facile arrivar lì e dire "io sono l'unto": se poi non è scivoloso vuol dire che è un millantatore, quantomeno! Certo, qualcuno sarebbe disposto a cospargersi d'olio o quant'altro - ma ripeto: non è il soggetto a doversi giudicare, bensì gli altri. Poi c'è il problema dell'invidia... e non andiamo più a casa... :) Cmq grazie per i suggerimenti: vedrò cosa riesco a reperire!

Anonimo ha detto...

Socrate, posso rivolgerti un'ultima domanda'

Certo Critone

Dimmi Maestro esiste l'essere perfetto che racchiude in se ogni virtù e possa essere il riferimento di tutti gli uomini, te lo chiedo Socrate perchè non riesco ad immaginarmi un uomo migliore di te.

Critone io sono un umile filosofo, ma soprattutto un uomo, come puoi pensare che possa essere l'essere perfetto. Se lo pensassi peccherei di presunzione e sarei accusato di empietà, dacchè credendomi perfetto mi metterei alla pari con Giove il Sommo. L'uomo per sua natura è imperfetto Critone, ogni uomo, a suo modo, ricerca la verità e la virtù. Ascoltali dunque con attenzione e senza superbia perchè in ogni essere, sia esso Ateniese, spartano, tebano o barbaro è racchiusa una piccola parte della verità e della virtù, dacchè la verità e la virtù sono anch'esse mutabili.

By Mat (casertano)