giovedì 8 marzo 2012
lunedì 13 febbraio 2012
LA NOTTE DEGLI ZUMMI

Se qualche ostinato lettore ancora transita talvolta per le strade della vecchia Brigadoon, tra l'Arpa e la Spada, sappia che ho piacere di segnalare un'iniziativa molto interessante alla quale un gruppo di amici della poco-ridente Sicilia (che, in quanto a non ridere, è in buona compagnia da quando tutto questo nostro Paese è caduto dalla padella nella brace) sta dando anima e corpo, realizzando un film auto-prodotto che narrerà di una razza di non-morti che s'aggira a Palermo e dintorni. L'approccio al tema horror è quantomeno originale e molto intrigante, dato che i "mostri" risultano essere più educati e dotati di senso civico dei "buoni cittadini". Clive Barker, nel suo "Cabal" del 1990, aveva già tentato una simile operazione di ribaltamento della prospettiva, ma "Zummi" (termine siciliano per indicare gli Zombie) ha forse in più una garbata ironia che promette di fare di questa produzione un piccolo "cult", come, d'altra parte,già è accaduto ad alcuni film girati "in economia", ma con molto divertimento... e basti pensare a "Blair Witch Project".
Per saperne di più consultate il gruppo "ZUMMI" su Facebook... e buon divertimento a voi Non-Vivi.
Una produzione indipendente.
Soggetto e sceneggiatura: Giacomo Cacciatore e Floriano Franzetti.
Regia: Floriano Franzetti.
Ufficio stampa e foto di scena: Raffaella Catalano - paginascritta@gmail.com
Primo giro di manovella: già partito!
Palermo risorgerà dalle tombe, e sarà difficile distinguere vivi morenti da morti viventi. Tranne che per una cosa: i morti sono più educati dei vivi.
domenica 15 gennaio 2012
mercoledì 14 dicembre 2011
BALLATA

Amici miei di epoche passate,
di giorni allegri e notti disperate,
d'amori che duravano un'estate,
amici miei di sogni e barricate...
Il fuoco è quasi spento nel camino,
il cigno canta e segna il suo destino
ed io che come lui canto i ricordi
ormai lo faccio solo per i sordi...
E senza scomodare nessun dio
ho cavalcato gli anni a modo mio
riuscendo a far fiorir qualche sorriso
senza aspettarmi in cambio il paradiso...
Amici miei è tempo d'emigrare,
mi restan poche cose da ultimare:
l'ultimo giro in questo insulso ballo...
e rendere ad Asclepio quel suo gallo!
E poi, a cuor leggero,
sciolto l'ultimo nodo,
appender l'Arpa e la Spada al chiodo.
giovedì 17 novembre 2011
giovedì 10 novembre 2011
venerdì 28 ottobre 2011
domenica 26 giugno 2011
BLUES

Non è più tempo di blues,
non è più tempo di blues,
non è più tempo di blues... per me!
Come un broccato di Damasco
ho steso un velo sopra te,
mi sono detto adesso esco:
quasi-quasi vado a farmi un caffé!
E la città ha un ritmo nuovo,
nuovo ma antico come un vecchio swing,
non so neanche dove mi trovo:
magari sono arrivato a New Orleans!
Lascio scorrere,
lascio scorrere,
lascio scorrere
gli inutili ricordi sopra di me!
Lascio scorrere,
lascio scorrere,
lascio scorrere gli nutili ricordi proprio sopra di me!
Come un foulard di seta indiana
arricchito da specchietti e paillettes
scivola via una settimana
fatti d'incontri e di tete-a-tete.
E la città ha un suono roco,
che oramai io riconosco, però
forse un caffé è troppo poco:
qui va a finire che mi faccio un Pernoud!
Lasciando scorrere,
lasciando scorrere,
lasciando scorrere gli inutili ricordi sopra di me.
E lascio scorrere,
lascio scorrere,
lascio scorrere gli inutili ricordi proprio sopra di me!
Non è più tempo di blues,
non è più tempo di blues,
non è più tempo di blues... per me!
VENTO

Arriva anche il momento di ritornar bambino,
rispolverare i sogni inventandosi un destino,
scoprire che il tuo cielo è solo oltre quel muro
e ritornare a credere alla vita ed al futuro...
Non chiederti, allora, dov'è che stai andando:
tutto quello che conta... è che il vento sta cambiando!
Getta la Vita in spalla e, vada come vada,
lasciati catturare dal richiamo della strada,
esci dalle prigioni, lo sai cosa c'è fuori:
un mondo che ha bisogno di tutti i tuoi colori!
Non chiederti, allora, dov'è che stai andando:
tutto quello che conta... è che il vento sta cambiando!
Il vento adesso canta una nuova canzone
che parla di speranza, non di rassegnazione,
non accettare più il grigio compromesso:
riprenditi la Vita, perché la Vita è adesso!
E non ti domandare dov'è che stai andando:
tutto quello che conta... è che il vento sta cambiando!
lunedì 21 marzo 2011
martedì 15 marzo 2011
A VOLTE TORNANO

... e così, dopo anni di eremitaggio, mi sto di nuovo mettendo in gioco, perché (come qualcuno mi ha sentito dire) la montagna cambia aspetto: verde in primavera, rigogliosa nella calda estate, colorata di rame e d'oro in autunno e candida sotto la neve dell'inverno... ma, sotto il mutamento apparente, la montagna è sempre la stessa, la sua natura profonda, la sua essenza eterna, non è cambiata.
Mi sono rimesso in gioco, per traghettare qualche altra anima sofferente su una riva un tantino più serena, per rispecchiare con un briciolo in più di fedeltà chi si vedeva deformato negli specchi della Vita.
Quindi devo ringraziare.
Ringraziare chi me lo ha concesso, assieme alla sua preziosa fiducia... perché nulla è più inutile di un traghettatore sulla sponda di un fiume in secca o di uno specchio in cui nessuno vuole riflettersi, vero?
Ringraziare intanto quegli amici che, dopo anni di mio sofferto silenzio, sono accorsi alla chiamata (e, anzi, l'hanno sollecitata quando tardava ad arrivare per il mio solito, sciocco, ritegno di montanaro: grazie Eugenio, grazie Bruna.
E ringraziare coloro che sono saliti sulla mia barca che temevo traballante, ma che si è dimostrata di buon legno stagionato e forte...
Grazie in primo luogo ad Anna che ha saputo trasfondere la sua passione negli altri per accompagnarli, con rispetto e con affetto, all'imbarcadero dove io aspettavo sfogliando margherite: ogni inizio è un'Iniziazione, amica mia... ma per te più che per altri e quei giorni insieme a Cantalupa sono stati solo i primi di una nuova vita.
Grazie a Francesca che ha fatto a tutti noi il dono che non ha prezzo di vedere una vita che rifiorisce, un fiore che si apre per godere (finalmente!) del bacio del sole: ti peseranno le braccia, nei prossimi giorni, perché reggi in esse un universo da donare, ma presto imparerai come distribuirne frammenti... e non ci sarà più spreco!
Grazie ad Alessandro, che ha dischiuso per i suoi compagni di viaggio le mille corazze che la Vita gli aveva imposto d'indossare, che ha cominciato ad amarsi un po' di più e che, ne sono certo, prenderà quella stessa Vita tra le mani non più per soffocarla, ma per accarezzarla: hai fatto una grande opera da educatore, Ale, iniziando dal bambino che più ne aveva bisogno... quello che singhiozzava nel tuo passato.
Grazie a Lucia, che aveva corazze altrettanto robuste ed una grande clava in mano per difendere la sua cucciola... e che continuerà ad essere una donna forte, una madre protettiva... ma forse ha capito che il peso si può distribuire, che ci sono persone nelle quali è possibile aver fiducia che, se arriva il momento in cui precipiti, tendono le braccia per accoglierti.
Grazie a Daniela, che, seppur aggredita da un virus malefico, non ha permesso che divenisse un alibi per la fuga... ed è rimasta per comprendere che se manteniamo le radici nel passato tagliamo i rami al futuro.
Grazie a Lorella ed al suo sguardo luminoso e stupito quando quell'abbraccio che le era mancato da tutta la vita è giunto inatteso e consolatorio a saldare un vecchio debito che l'esistenza aveva nei suoi contronti... e grazie per aver dimostrato a noi tutti come si possa "sentire" il soffio dell'Energia e con quanta determinazione lo si possa inseguire.
E grazie, grazie a Chiara perché nel momento in cui chiudeva un cerchio del suo passato, nel momento in cui lasciava cadere un peso antico, ha liberato tutti noi da simili pesi che ci gravano addosso.
Grazie a Susanna che ha affrontato prove difficili e dolorose e che con il suo coraggio ha reso tutti noi più forti, più consapevoli che, per quanto profonda sia la "fossa" in cui i condizionamenti hanno cercato di sprofondarci, si può e si deve venirne fuori... per vivere!
E un grazie di cuore a Walter, perché la lezione che ci ha dato è delle più preziose: ci ha insegnato che si può essere persone forti senza per questo diventare insensibili, che si può essere duri come il diamante senza perdere la propria tenerezza... e che l'Uomo può cambiare, se dentro di lui c'è abbastanza amore.
Grazie alla tribù, al fuoco di bivacco che siamo stati capaci di accendere e che ci ha riscaldato il cuore.
Abbiamo iniziato un Viaggio: spero d'avere il privilegio d'accompagnarvi ancora su qualche tratto di sentiero... e vi auguro che possiate condurre per mano altre persone attorno al nostro fuoco da campo... perché, lo sapete, più gente impugnerà la sua piccola pala e più presto dalla nostra casa si vedrà il mare.
Vi voglio bene.
B.
mercoledì 24 febbraio 2010
INVICTUS

"Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio quali che siano gli dei per la mia inconquistabile anima.
Nella morsa della circostanze,
non mi sono tirato indietro, ne' ho pianto.
Sotto i colpi d'ascia della sorte,
il mio capo sanguina, ma non si china.
Più in là, questo luogo di rabbia e lacrime appare minaccioso
ma l'orrore delle ombre,
e anche la minaccia degli anni non mi trova,
e non mi troverà spaventato.
Non importa quanto sia stretta la porta...quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima".
martedì 16 febbraio 2010
PIOGGIA SUL MARE

Io che ho sognato forte per mestiere,
forse dal tempo ch’ero ancora in culla,
confesso che ci sono delle sere
in cui vorrei disperdermi nel nulla
e dire basta a tutte le utopie,
al progettare mondi ed universi,
al vergare ballate e poesie
fatte di nebbia e di stentati versi…
La pioggia cade fitta sopra il mare,
velando tutto ciò che già t’ha illuso,
ciò che rimane è solo il rinunciare:
acqua nell’acqua… ed il Cerchio è chiuso.
Io che sono stato Icaro e ho volato
sino a bruciar le ali nel gran Fuoco,
che non mi son pentito se ho sbagliato,
che ho affrontato la Vita come un gioco;
io che sono stato Spartaco, il ribelle,
capace anche d’essere felice,
io che conservo ancora sulla pelle
qualche vecchia e dolente cicatrice
guardo la pioggia che cade sopra il mare
da un cielo grigio come il piombo fuso,
lieto che non ci sia più d’aspettare:
acqua nell’acqua… ed il Cerchio è chiuso.
lunedì 17 novembre 2008
sabato 1 novembre 2008
LAST MATCH
Una qualche spiegazione la dovevo…
“…E i sogni, i sogni, i sogni vengono dal mare,
per tutti quelli che han sempre scelto di sbagliare,
perché, perché vincere significa "accettare"
se arrivo vuol dire che a "qualcuno può servire”,
e questo, lo dovessi mai fare, tu, questo, non me lo perdonare…”
Mio figlio sostiene che ho preso troppo sul serio queste parole che Vecchioni ha inserito nella sua canzone “Figlia”… cosa che, probabilmente, è dannatamente vera.
Io esprimevo lo stesso concetto in altro modo: molti, veramente molti, anni or sono, mi sono imposto un comandamento: “Di fronte alla necessità di operare una scelta non domandarti mai cosa sia più utile, ma cosa sia più giusto”.
Ho cercato di vivere secondo questo principio, ma agire da Don Chisciotte in un mondo di mercanti ha un prezzo… e ti va di lusso quando a pagare sei solo tu.
Purtroppo non è così che funziona: le scelte di rigore, di coerenza, forse, talvolta, anche di eccessiva rigidità, le pagano anche gli altri, quelli che ti sono più vicini.
Come se una Nemesis beffarda avesse atteso il momento più opportuno, quello in cui ero più debole ed indifeso, per sferrare il suo attacco, tutti i nodi di una vita sono arrivati al pettine contemporaneamente…
Così l’aver chiesto al mio corpo di dare più di quanto avesse mi ha trasformato in una sorta d’invalido, che cammina a stento, con fatica e dolore; l’aver optato per la coerenza del mio “giusto” comportamento fa di me un vecchio che non ha una casa in cui andare, non ha un centesimo da parte né la prospettiva di una pensione, non ha più un lavoro e, presumibilmente, neanche la speranza di trovarne uno in queste condizioni.
Mi restavano i sentimenti.
Io, pur non essendo mai entrato in una chiesa per sancire davanti ad un dio il mio amore, ho sempre preso molto sul serio la formula “in salute e in malattia, in ricchezza e povertà…”, ecc.
Ma questo, come ogni cosa, giustamente non vale per tutti: altri, che non hanno la mia ostinazione verso cosa sia giusto e che sono più propensi all’attenzione verso le cose utili, proficue o, per lo meno, non dannose, hanno sentimenti che durano… “sino a che la fatica non è più del gusto”.
Vivere con un vecchio invalido costretto a farsi mantenere non è piacevole per nessuno e lo si può accettare (persino con gioia) solo se si sanno sganciare i sentimenti stessi dalla voglia di soddisfare immediatamente i propri bisogni.
Così, per non continuare ad essere una palla al piede, un peso da trascinare, un freno al libero volo della donna che amavo ho, ancora una volta, cercato di fare ciò che sentivo come l’unica cosa giusta.
Ora, nel presente, non mi resta più nulla… tranne, naturalmente, l’amore della mia famiglia… che mi schiaccia ancora di più perché anche loro sono costretti a pagare il costo di scelte che sono state mie e solo mie.
In quanto al futuro… Scusate: me lo sono già reinventato un numero eccessivo di volte ed ora sono stanco, come profeticamente scrivevo nella mia “Last Match”…
“Lanciò uno sguardo all'angolo, sentendosi insicuro,
e l'avversario riuscì a colpirlo duro.
Le ginocchia si piegarono e nella sua mente allora
soltanto quel pensiero: di rialzarsi ancora...
E l'arbitro, intanto, contava sulle dita
e lui rimuginava: "No, per dio, non è finita!
Dimentica il dolore e non pensare a niente,
ricordati che sei un combattente!
Ti è già successo di finire steso,
ma con la volontà ti sei ripreso,
lascia contare l'arbitro, magari sino a otto...
e poi in piedi, amico, e fatti sotto!"
Però ha nella mente un velo di tristezza,
forse son le ferite, o forse la stanchezza…
In ginocchio sul tappeto, puntellato sulle braccia,
ripensa a tutti i pugni sulla faccia...
Ripensa a tutti i colpi che la vita gli ha inferto,
alle rare carezze ed a quanto ha già sofferto,
al suo corpo segnato da vecchie cicatrici,
ai giorni grigi e alle notti infelici...
Ed improvvisamente, così, di punto in bianco,
gli sembra che 'stavolta sia un po' troppo stanco
e si domanda: "Ma che gusto ci provo
a rialzarmi soltanto per prenderle di nuovo?"
Sulle spalle si sente tutto il peso del mondo,
si dice che potrebbe aspettar qualche secondo...
o magari stare a terra solo per un momento...
e chiudere così il combattimento.
Nel silenzio della folla sente che fuori piove
(e l'arbitro, intanto, è arrivato sino a nove).
Lui si lascia cadere e, ora che ha deciso,
ritrova la parvenza di un sorriso”
Siete ancora abbastanza giovani, abbastanza sani, abbastanza amati?
Allora combattete, per la miseria!
Io cercherò di disturbare il meno possibile, mentre aspetto di scrivere la mia ultima canzone.
“…E i sogni, i sogni, i sogni vengono dal mare,
per tutti quelli che han sempre scelto di sbagliare,
perché, perché vincere significa "accettare"
se arrivo vuol dire che a "qualcuno può servire”,
e questo, lo dovessi mai fare, tu, questo, non me lo perdonare…”
Mio figlio sostiene che ho preso troppo sul serio queste parole che Vecchioni ha inserito nella sua canzone “Figlia”… cosa che, probabilmente, è dannatamente vera.
Io esprimevo lo stesso concetto in altro modo: molti, veramente molti, anni or sono, mi sono imposto un comandamento: “Di fronte alla necessità di operare una scelta non domandarti mai cosa sia più utile, ma cosa sia più giusto”.
Ho cercato di vivere secondo questo principio, ma agire da Don Chisciotte in un mondo di mercanti ha un prezzo… e ti va di lusso quando a pagare sei solo tu.
Purtroppo non è così che funziona: le scelte di rigore, di coerenza, forse, talvolta, anche di eccessiva rigidità, le pagano anche gli altri, quelli che ti sono più vicini.
Come se una Nemesis beffarda avesse atteso il momento più opportuno, quello in cui ero più debole ed indifeso, per sferrare il suo attacco, tutti i nodi di una vita sono arrivati al pettine contemporaneamente…
Così l’aver chiesto al mio corpo di dare più di quanto avesse mi ha trasformato in una sorta d’invalido, che cammina a stento, con fatica e dolore; l’aver optato per la coerenza del mio “giusto” comportamento fa di me un vecchio che non ha una casa in cui andare, non ha un centesimo da parte né la prospettiva di una pensione, non ha più un lavoro e, presumibilmente, neanche la speranza di trovarne uno in queste condizioni.
Mi restavano i sentimenti.
Io, pur non essendo mai entrato in una chiesa per sancire davanti ad un dio il mio amore, ho sempre preso molto sul serio la formula “in salute e in malattia, in ricchezza e povertà…”, ecc.
Ma questo, come ogni cosa, giustamente non vale per tutti: altri, che non hanno la mia ostinazione verso cosa sia giusto e che sono più propensi all’attenzione verso le cose utili, proficue o, per lo meno, non dannose, hanno sentimenti che durano… “sino a che la fatica non è più del gusto”.
Vivere con un vecchio invalido costretto a farsi mantenere non è piacevole per nessuno e lo si può accettare (persino con gioia) solo se si sanno sganciare i sentimenti stessi dalla voglia di soddisfare immediatamente i propri bisogni.
Così, per non continuare ad essere una palla al piede, un peso da trascinare, un freno al libero volo della donna che amavo ho, ancora una volta, cercato di fare ciò che sentivo come l’unica cosa giusta.
Ora, nel presente, non mi resta più nulla… tranne, naturalmente, l’amore della mia famiglia… che mi schiaccia ancora di più perché anche loro sono costretti a pagare il costo di scelte che sono state mie e solo mie.
In quanto al futuro… Scusate: me lo sono già reinventato un numero eccessivo di volte ed ora sono stanco, come profeticamente scrivevo nella mia “Last Match”…
“Lanciò uno sguardo all'angolo, sentendosi insicuro,
e l'avversario riuscì a colpirlo duro.
Le ginocchia si piegarono e nella sua mente allora
soltanto quel pensiero: di rialzarsi ancora...
E l'arbitro, intanto, contava sulle dita
e lui rimuginava: "No, per dio, non è finita!
Dimentica il dolore e non pensare a niente,
ricordati che sei un combattente!
Ti è già successo di finire steso,
ma con la volontà ti sei ripreso,
lascia contare l'arbitro, magari sino a otto...
e poi in piedi, amico, e fatti sotto!"
Però ha nella mente un velo di tristezza,
forse son le ferite, o forse la stanchezza…
In ginocchio sul tappeto, puntellato sulle braccia,
ripensa a tutti i pugni sulla faccia...
Ripensa a tutti i colpi che la vita gli ha inferto,
alle rare carezze ed a quanto ha già sofferto,
al suo corpo segnato da vecchie cicatrici,
ai giorni grigi e alle notti infelici...
Ed improvvisamente, così, di punto in bianco,
gli sembra che 'stavolta sia un po' troppo stanco
e si domanda: "Ma che gusto ci provo
a rialzarmi soltanto per prenderle di nuovo?"
Sulle spalle si sente tutto il peso del mondo,
si dice che potrebbe aspettar qualche secondo...
o magari stare a terra solo per un momento...
e chiudere così il combattimento.
Nel silenzio della folla sente che fuori piove
(e l'arbitro, intanto, è arrivato sino a nove).
Lui si lascia cadere e, ora che ha deciso,
ritrova la parvenza di un sorriso”
Siete ancora abbastanza giovani, abbastanza sani, abbastanza amati?
Allora combattete, per la miseria!
Io cercherò di disturbare il meno possibile, mentre aspetto di scrivere la mia ultima canzone.
venerdì 24 ottobre 2008
PASSO E CHIUDO
Chiedo perdono a tutti.
Una nuova bufera si sta abbattendo su di me... una di troppo.
Non perdete tempo a scrivere: presumibilmente starò lontano da un monitor per un tempo indefinibile.
Ora sono troppo preso dal dovermi reinventare la vita, dallo scoprire se e come sia possibile e, prima ancora,dal capire se, poi, lo voglio davvero.
Le corde dell'Arpa sono saltate, la lama della Spada si è spezzata e la vecchia Brigadoon torna a scomparire tra le nebbie di una Scozia che esiste solo nei sogni.
Auguro, sinceramente, a tutti coloro che transiteranno in questo "luogo" le cose migliori della vita.
Io sono stanco: passo e chiudo.
Una nuova bufera si sta abbattendo su di me... una di troppo.
Non perdete tempo a scrivere: presumibilmente starò lontano da un monitor per un tempo indefinibile.
Ora sono troppo preso dal dovermi reinventare la vita, dallo scoprire se e come sia possibile e, prima ancora,dal capire se, poi, lo voglio davvero.
Le corde dell'Arpa sono saltate, la lama della Spada si è spezzata e la vecchia Brigadoon torna a scomparire tra le nebbie di una Scozia che esiste solo nei sogni.
Auguro, sinceramente, a tutti coloro che transiteranno in questo "luogo" le cose migliori della vita.
Io sono stanco: passo e chiudo.
venerdì 12 settembre 2008
Hemingway e la Fisica

Mi pare di ricordare che, in fisica, una legge stabilisca che i corpi, in assenza di una forza che agisca su di loro, mantengono il loro stato, sia esso di quiete o di moto. Credo valga anche per la nostra mente: è difficile rimettersi in moto dopo l'inerzia, serve una forza esterna, una spinta...
Per dirla in altro modo lasciate che parta da Hemingway e dal consiglio che era solito dare a chi gli chiedeva il suo segreto per scrivere. L'autore de "Il Vecchio e il Mare" e di tanti altri capolavori suggeriva di lasciare i tasti della macchina da scrivere quando si avevano ancora delle cose da dire, magari a metà di una frase. In questo modo si riusciva ad evitare quell'impasse che tutti coloro che hanno provato a scrivere "sul serio" ben conoscono: la famigerata sindrome della pagina bianca.
Grosso modo è quello che mi accade adesso quando mi siedo alla tastiera di un computer che, forse per empatia, funziona anche lui a stento e saltuariamente.
Tutte le parole che avete speso per auspicare il mio ritorno sono una gran cosa... ora fate uno sforzo in più: siate voi ad assegnarmi un compito, un tema, un argomento...
Questo, probabilmente, mi sarà d'aiuto nel ritrovare l'entusiasmo infiacchito.
Poi, se la fisica non mente, in assenza di attriti il resto verrà da sé ed il moto ritrovato si conserverà.
Scegliete voi, suggerite: la Vita, l'Universo e tutto il resto.
E grazie.
lunedì 25 agosto 2008
COME SI FA...

Come si fa a credere in una nuova alba quando si sono collezionati innumerevoli tramonti?
Ovvero: come si può ancora credere in un un nuovo inizio quando la Vita intorno appare ricca solo di finali, più o meno drammatici, più o meno banali...
Un tempo lo insegnavo.
Forse, oggi, avrei bisogno di qualcuno che me lo ricordi...
Molti anni or sono, in uno dei miei libri, mi accadde di scrivere: "Ogni inizio è un'iniziazione..." ma per iniziare, per essere iniziati, occorrono motivazioni che, ora, sono ancora nella mia mente ma faticano a trovare la via dello spirito, sono scheletri senza carne e sangue, come lacere bandiere di glorie passate, come patetici ricordi di stanchi reduci...
Mi cerco negli specchi e non mi trovo: c'è qualcuno che mi sa dire dove sono andato?
giovedì 31 luglio 2008
...come stavo dicendo...

Scusate: era una notte buia e tempestosa.
L'alba è ancora lontana, ma, ogni tanto, forse si può udire un gallo ottimista che chiama un sole, per altro, indifferente.
A parte il dover sostituire per l'ennesima volta il PC, a parte il dovermi ricoverare per farmi tagliuzzare qua e là da dei signori in camice verde, a parte che la Vecchia Baldracca con la Falce in spalla continua a mietere intorno a me, a parte la stanchezza che non si decide a divenire rassegnazione, la rabbia che non è più capace di diventare azione, l'autoironia che rischia di mutarsi in pena... va tutto bene.
Se qualcuno (non so se per amore o per caparbietà) continua a passare da queste parti, tra gli ormai polverosi vicoli di Brigadoon, dove l'Arpa tace e la Spada arrugginisce... ebbene: non appena avrò rinnovato la mia dotazione di computer e d'arterie cercherò di riprendere il cammino ed il discorso.
Per il momento grazie a tutti per le vostre parole... anche per quelle non dette.
sabato 8 marzo 2008
Ciao, papà

La famiglia è stata concorde nel non volere che in questa circostanza si leggessero versi o salmi, né nulla del genere.
Proverò a dire due parole io… ma senza indorare la pillola, senza quella retorica che troppo spesso si utilizza in queste tristi situazioni, senza voler far apparire il proprio caro come un santo…
Con sincerità… perché la sincerità, assieme all’onestà vera, quella delle semplici, brave persone, è una delle cose che mi ha insegnato mio padre.
E non voglio tradirla.
Negli ultimi anni, lo scorrere del tempo e i morbi che il tempo, talvolta, porta con sé, hanno preso mio padre a pugni in faccia, sconvolgendogli la vita, confondendogli talvolta la mente, ingarbugliandogli il pensiero, catapultandolo in una condizione ancora più angosciante perché arriva quando sarebbe il tempo di godersi serenamente i frutti di ciò che si è seminato e, magari, prepararsi gradualmente e con dolcezza all’addio, circondati dall’affetto dei propri cari…
Ci si ritrova, invece, disorientati, impotenti, confusi, spaventati… e da questa paura scaturisce la rabbia e, ogni tanto, l’aggressività… e, pian piano, si diventa, senza colpa alcuna, un peso per se stessi e per chi ci è vicino… perché anche chi ti ama non riesce a seguirti nel confuso mondo in cui la tua mente sta scivolando.
D’altra parte, anche prima che la malattia lo colpisse, mio padre non è stato un uomo a cui fosse sempre facile star vicini: ha avuto momenti nei quali non era facile essergli moglie… e neppure figli.
Per questo io, oggi, mi sento confortato dal fatto che Renata ed io, già grandi, si sia trovato il coraggio di parlare con lui a viso aperto, per non tenere nulla dentro, per dirgli quanto alcuni atteggiamenti del suo passato ci avessero fatto soffrire da bambini… ed ancora di più mi conforta il fatto che quel colloquio si sia chiuso dicendogli che, al di là di quegli episodi, lui era stato, comunque, un buon padre… e che gli volevamo bene.
Io voglio sperare, voglio credere, che negli ultimi istanti della sua vita sia questo il pensiero, questo il ricordo che si è fatto strada nella sua mente e lo ha accompagnato.
Da parte mia caccerò in un angolo i rari ricordi non belli della sua esistenza e conserverò invece i molti momenti lieti e, in particolare, proprio quello del giorno di quella discussione, quando, alla fine, ci abbracciammo tutti e tre piangendo e sentimmo, nel profondo, che, nel bene come nel male, eravamo una famiglia.
Perché noi Abietti siamo così: mettiamo presto le nostre radici, ci costruiamo la nostra vita, andiamo a vivere lontano e ci frequentiamo poco… ma tra la nostra gente il frutto non cade mai molto lontano dall’albero… e non siamo mai veramente distanti.
Vorrei invitare i presenti, quelli che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene, a fare la stessa cosa: a ricordarlo nei suoi anni migliori, nei suoi momenti (e sono stati tanti) più gioiosi…
Ricordatelo nella sua divisa da tranviere, quando conduceva la sua vettura di notte e gli amici dell’osteria di via Genova, conoscendo l’orario dei suoi passaggi, lo aspettavano lungo i binari con un bicchiere di vino in mano… come un pit-stop della formula uno…
Ricordatelo quando, con vecchi compagni, rammentava le sue vicende di soldato prima e Partigiano poi, trasformando anche storie drammatiche in scanzonate e affascinanti avventure.
Ricordatelo quando, sotto il pergolato d’uva fragola della vecchia casa in riva al Po, impugnava una chitarra e cantava qualche vecchia canzone… o quando, con un tappo di sughero bruciacchiato, si disegnava un paio di baffi in faccia per divertire tutta la compagnia.
Ecco:ricordatelo così.
E'questo, io credo, che gli sarebbe piaciuto.
Ciao papà.
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