martedì 15 marzo 2011

A VOLTE TORNANO


... e così, dopo anni di eremitaggio, mi sto di nuovo mettendo in gioco, perché (come qualcuno mi ha sentito dire) la montagna cambia aspetto: verde in primavera, rigogliosa nella calda estate, colorata di rame e d'oro in autunno e candida sotto la neve dell'inverno... ma, sotto il mutamento apparente, la montagna è sempre la stessa, la sua natura profonda, la sua essenza eterna, non è cambiata.
Mi sono rimesso in gioco, per traghettare qualche altra anima sofferente su una riva un tantino più serena, per rispecchiare con un briciolo in più di fedeltà chi si vedeva deformato negli specchi della Vita.
Quindi devo ringraziare.
Ringraziare chi me lo ha concesso, assieme alla sua preziosa fiducia... perché nulla è più inutile di un traghettatore sulla sponda di un fiume in secca o di uno specchio in cui nessuno vuole riflettersi, vero?
Ringraziare intanto quegli amici che, dopo anni di mio sofferto silenzio, sono accorsi alla chiamata (e, anzi, l'hanno sollecitata quando tardava ad arrivare per il mio solito, sciocco, ritegno di montanaro: grazie Eugenio, grazie Bruna.
E ringraziare coloro che sono saliti sulla mia barca che temevo traballante, ma che si è dimostrata di buon legno stagionato e forte...
Grazie in primo luogo ad Anna che ha saputo trasfondere la sua passione negli altri per accompagnarli, con rispetto e con affetto, all'imbarcadero dove io aspettavo sfogliando margherite: ogni inizio è un'Iniziazione, amica mia... ma per te più che per altri e quei giorni insieme a Cantalupa sono stati solo i primi di una nuova vita.
Grazie a Francesca che ha fatto a tutti noi il dono che non ha prezzo di vedere una vita che rifiorisce, un fiore che si apre per godere (finalmente!) del bacio del sole: ti peseranno le braccia, nei prossimi giorni, perché reggi in esse un universo da donare, ma presto imparerai come distribuirne frammenti... e non ci sarà più spreco!
Grazie ad Alessandro, che ha dischiuso per i suoi compagni di viaggio le mille corazze che la Vita gli aveva imposto d'indossare, che ha cominciato ad amarsi un po' di più e che, ne sono certo, prenderà quella stessa Vita tra le mani non più per soffocarla, ma per accarezzarla: hai fatto una grande opera da educatore, Ale, iniziando dal bambino che più ne aveva bisogno... quello che singhiozzava nel tuo passato.
Grazie a Lucia, che aveva corazze altrettanto robuste ed una grande clava in mano per difendere la sua cucciola... e che continuerà ad essere una donna forte, una madre protettiva... ma forse ha capito che il peso si può distribuire, che ci sono persone nelle quali è possibile aver fiducia che, se arriva il momento in cui precipiti, tendono le braccia per accoglierti.
Grazie a Daniela, che, seppur aggredita da un virus malefico, non ha permesso che divenisse un alibi per la fuga... ed è rimasta per comprendere che se manteniamo le radici nel passato tagliamo i rami al futuro.
Grazie a Lorella ed al suo sguardo luminoso e stupito quando quell'abbraccio che le era mancato da tutta la vita è giunto inatteso e consolatorio a saldare un vecchio debito che l'esistenza aveva nei suoi contronti... e grazie per aver dimostrato a noi tutti come si possa "sentire" il soffio dell'Energia e con quanta determinazione lo si possa inseguire.
E grazie, grazie a Chiara perché nel momento in cui chiudeva un cerchio del suo passato, nel momento in cui lasciava cadere un peso antico, ha liberato tutti noi da simili pesi che ci gravano addosso.
Grazie a Susanna che ha affrontato prove difficili e dolorose e che con il suo coraggio ha reso tutti noi più forti, più consapevoli che, per quanto profonda sia la "fossa" in cui i condizionamenti hanno cercato di sprofondarci, si può e si deve venirne fuori... per vivere!
E un grazie di cuore a Walter, perché la lezione che ci ha dato è delle più preziose: ci ha insegnato che si può essere persone forti senza per questo diventare insensibili, che si può essere duri come il diamante senza perdere la propria tenerezza... e che l'Uomo può cambiare, se dentro di lui c'è abbastanza amore.

Grazie alla tribù, al fuoco di bivacco che siamo stati capaci di accendere e che ci ha riscaldato il cuore.
Abbiamo iniziato un Viaggio: spero d'avere il privilegio d'accompagnarvi ancora su qualche tratto di sentiero... e vi auguro che possiate condurre per mano altre persone attorno al nostro fuoco da campo... perché, lo sapete, più gente impugnerà la sua piccola pala e più presto dalla nostra casa si vedrà il mare.

Vi voglio bene.

B.

mercoledì 24 febbraio 2010

INVICTUS


"Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio quali che siano gli dei per la mia inconquistabile anima.

Nella morsa della circostanze,
non mi sono tirato indietro, ne' ho pianto.
Sotto i colpi d'ascia della sorte,
il mio capo sanguina, ma non si china.

Più in là, questo luogo di rabbia e lacrime appare minaccioso
ma l'orrore delle ombre,
e anche la minaccia degli anni non mi trova,
e non mi troverà spaventato.

Non importa quanto sia stretta la porta...quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima".

martedì 16 febbraio 2010

PIOGGIA SUL MARE



Io che ho sognato forte per mestiere,
forse dal tempo ch’ero ancora in culla,
confesso che ci sono delle sere
in cui vorrei disperdermi nel nulla
e dire basta a tutte le utopie,
al progettare mondi ed universi,
al vergare ballate e poesie
fatte di nebbia e di stentati versi…

La pioggia cade fitta sopra il mare,
velando tutto ciò che già t’ha illuso,
ciò che rimane è solo il rinunciare:
acqua nell’acqua… ed il Cerchio è chiuso.

Io che sono stato Icaro e ho volato
sino a bruciar le ali nel gran Fuoco,
che non mi son pentito se ho sbagliato,
che ho affrontato la Vita come un gioco;
io che sono stato Spartaco, il ribelle,
capace anche d’essere felice,
io che conservo ancora sulla pelle
qualche vecchia e dolente cicatrice

guardo la pioggia che cade sopra il mare
da un cielo grigio come il piombo fuso,
lieto che non ci sia più d’aspettare:
acqua nell’acqua… ed il Cerchio è chiuso.

sabato 1 novembre 2008

LAST MATCH

Una qualche spiegazione la dovevo…

“…E i sogni, i sogni, i sogni vengono dal mare,
per tutti quelli che han sempre scelto di sbagliare,
perché, perché vincere significa "accettare"
se arrivo vuol dire che a "qualcuno può servire”,
e questo, lo dovessi mai fare, tu, questo, non me lo perdonare…”


Mio figlio sostiene che ho preso troppo sul serio queste parole che Vecchioni ha inserito nella sua canzone “Figlia”… cosa che, probabilmente, è dannatamente vera.

Io esprimevo lo stesso concetto in altro modo: molti, veramente molti, anni or sono, mi sono imposto un comandamento: “Di fronte alla necessità di operare una scelta non domandarti mai cosa sia più utile, ma cosa sia più giusto”.

Ho cercato di vivere secondo questo principio, ma agire da Don Chisciotte in un mondo di mercanti ha un prezzo… e ti va di lusso quando a pagare sei solo tu.
Purtroppo non è così che funziona: le scelte di rigore, di coerenza, forse, talvolta, anche di eccessiva rigidità, le pagano anche gli altri, quelli che ti sono più vicini.

Come se una Nemesis beffarda avesse atteso il momento più opportuno, quello in cui ero più debole ed indifeso, per sferrare il suo attacco, tutti i nodi di una vita sono arrivati al pettine contemporaneamente…

Così l’aver chiesto al mio corpo di dare più di quanto avesse mi ha trasformato in una sorta d’invalido, che cammina a stento, con fatica e dolore; l’aver optato per la coerenza del mio “giusto” comportamento fa di me un vecchio che non ha una casa in cui andare, non ha un centesimo da parte né la prospettiva di una pensione, non ha più un lavoro e, presumibilmente, neanche la speranza di trovarne uno in queste condizioni.

Mi restavano i sentimenti.

Io, pur non essendo mai entrato in una chiesa per sancire davanti ad un dio il mio amore, ho sempre preso molto sul serio la formula “in salute e in malattia, in ricchezza e povertà…”, ecc.
Ma questo, come ogni cosa, giustamente non vale per tutti: altri, che non hanno la mia ostinazione verso cosa sia giusto e che sono più propensi all’attenzione verso le cose utili, proficue o, per lo meno, non dannose, hanno sentimenti che durano… “sino a che la fatica non è più del gusto”.

Vivere con un vecchio invalido costretto a farsi mantenere non è piacevole per nessuno e lo si può accettare (persino con gioia) solo se si sanno sganciare i sentimenti stessi dalla voglia di soddisfare immediatamente i propri bisogni.

Così, per non continuare ad essere una palla al piede, un peso da trascinare, un freno al libero volo della donna che amavo ho, ancora una volta, cercato di fare ciò che sentivo come l’unica cosa giusta.

Ora, nel presente, non mi resta più nulla… tranne, naturalmente, l’amore della mia famiglia… che mi schiaccia ancora di più perché anche loro sono costretti a pagare il costo di scelte che sono state mie e solo mie.

In quanto al futuro… Scusate: me lo sono già reinventato un numero eccessivo di volte ed ora sono stanco, come profeticamente scrivevo nella mia “Last Match”…

“Lanciò uno sguardo all'angolo, sentendosi insicuro,
e l'avversario riuscì a colpirlo duro.
Le ginocchia si piegarono e nella sua mente allora
soltanto quel pensiero: di rialzarsi ancora...

E l'arbitro, intanto, contava sulle dita
e lui rimuginava: "No, per dio, non è finita!

Dimentica il dolore e non pensare a niente,
ricordati che sei un combattente!

Ti è già successo di finire steso,
ma con la volontà ti sei ripreso,
lascia contare l'arbitro, magari sino a otto...
e poi in piedi, amico, e fatti sotto!"

Però ha nella mente un velo di tristezza,
forse son le ferite, o forse la stanchezza…
In ginocchio sul tappeto, puntellato sulle braccia,
ripensa a tutti i pugni sulla faccia...

Ripensa a tutti i colpi che la vita gli ha inferto,
alle rare carezze ed a quanto ha già sofferto,
al suo corpo segnato da vecchie cicatrici,
ai giorni grigi e alle notti infelici...

Ed improvvisamente, così, di punto in bianco,
gli sembra che 'stavolta sia un po' troppo stanco
e si domanda: "Ma che gusto ci provo
a rialzarmi soltanto per prenderle di nuovo?"

Sulle spalle si sente tutto il peso del mondo,
si dice che potrebbe aspettar qualche secondo...
o magari stare a terra solo per un momento...
e chiudere così il combattimento.


Nel silenzio della folla sente che fuori piove
(e l'arbitro, intanto, è arrivato sino a nove).
Lui si lascia cadere e, ora che ha deciso,
ritrova la parvenza di un sorriso”


Siete ancora abbastanza giovani, abbastanza sani, abbastanza amati?
Allora combattete, per la miseria!

Io cercherò di disturbare il meno possibile, mentre aspetto di scrivere la mia ultima canzone.

venerdì 24 ottobre 2008

PASSO E CHIUDO

Chiedo perdono a tutti.
Una nuova bufera si sta abbattendo su di me... una di troppo.
Non perdete tempo a scrivere: presumibilmente starò lontano da un monitor per un tempo indefinibile.
Ora sono troppo preso dal dovermi reinventare la vita, dallo scoprire se e come sia possibile e, prima ancora,dal capire se, poi, lo voglio davvero.

Le corde dell'Arpa sono saltate, la lama della Spada si è spezzata e la vecchia Brigadoon torna a scomparire tra le nebbie di una Scozia che esiste solo nei sogni.

Auguro, sinceramente, a tutti coloro che transiteranno in questo "luogo" le cose migliori della vita.

Io sono stanco: passo e chiudo.

venerdì 12 settembre 2008

Hemingway e la Fisica



Mi pare di ricordare che, in fisica, una legge stabilisca che i corpi, in assenza di una forza che agisca su di loro, mantengono il loro stato, sia esso di quiete o di moto. Credo valga anche per la nostra mente: è difficile rimettersi in moto dopo l'inerzia, serve una forza esterna, una spinta...
Per dirla in altro modo lasciate che parta da Hemingway e dal consiglio che era solito dare a chi gli chiedeva il suo segreto per scrivere. L'autore de "Il Vecchio e il Mare" e di tanti altri capolavori suggeriva di lasciare i tasti della macchina da scrivere quando si avevano ancora delle cose da dire, magari a metà di una frase. In questo modo si riusciva ad evitare quell'impasse che tutti coloro che hanno provato a scrivere "sul serio" ben conoscono: la famigerata sindrome della pagina bianca.
Grosso modo è quello che mi accade adesso quando mi siedo alla tastiera di un computer che, forse per empatia, funziona anche lui a stento e saltuariamente.

Tutte le parole che avete speso per auspicare il mio ritorno sono una gran cosa... ora fate uno sforzo in più: siate voi ad assegnarmi un compito, un tema, un argomento...
Questo, probabilmente, mi sarà d'aiuto nel ritrovare l'entusiasmo infiacchito.

Poi, se la fisica non mente, in assenza di attriti il resto verrà da sé ed il moto ritrovato si conserverà.

Scegliete voi, suggerite: la Vita, l'Universo e tutto il resto.
E grazie.