Va bene. Ve la siete cercata. Vi beccate un interminabile post…e stiamo a vedere cosa succede…
“Ci sono più cose, Orazio, tra cielo e terra di quante i tuoi filosofi possano immaginarne…”
...fa dire Shakeaspeare ad Amleto nell’omonima tragedia.
Concetto, questo, sul quale concordo…per aggiungere subito che questo non significa che “strani episodi”, “fenomeni insoliti”, “cose inspiegabili”, debbano essere indagate partendo dal presupposto che si tratti di questioni che travalicano la natura per collocarsi in una sfera mistico/religiosa o simili.
Non è poi passato molto tempo da quando anche il fulmine era una manifestazione divina (era Zeus a scagliarlo, ricordate?) ed ancor meno da quando le strane pietre a forma di conchiglia che ogni tanto si trovavano arando i campi erano definite “scherzi di natura” ed attribuite ad una “Vis Vitae”, ad una forza vitale di origine altrettanto divina…mentre oggi ne spieghiamo chiaramente l’origine attraverso il procedimento di fossilizzazione.
Man mano che la scienza procede, per tentativi ed errori, ad interpretare la natura che ci circonda, i fenomeni che sino a ieri apparivano misteriosi ed arcani rivelano i propri segreti e si collocano in un disegno armonioso che siamo ancora lontani dal comprendere a fondo ma che, sempre meno, è costretto a tirare in ballo interventi consapevoli di qualche Esistenza Superiore.
Prima di lanciarmi in una piccola e modesta disanima della discussione lasciatemi dire una cosa che mi tocca: da parte degli “idealisti” (nel senso filosofico del termine) capita talvolta di tirare in ballo il mio amato Oriente come fonte di una maggior spiritualità, contrapposta al “materialismo” del nostro Occidente… il che è vero…ma si tende a dimenticare che l’Asia è anche il continente che ha dato i natali ad importanti sistemi filosofico-religiosi ricchi di quella spiritualità di cui si diceva, ma anche profondamente atei: non solo nel Buddhismo delle origini non è prevista alcuna esistenza di un dio, ma, anzi, una tale presenza sarebbe considerata deresponsabilizzante per l’individuo e, quindi, assolutamente negativa.
Qualcuno ricordava che Sherlock Holmes (grazie alla penna di Conan Doyle) sostiene che “eliminato l’impossibile ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità”…ed io rammento anche il vecchio caro “rasoio di Occam”, che sostiene che, tendenzialmente, la spiegazione più semplice è quella giusta. Tuttavia il problema è proprio qui: come posso “eliminare l’impossibile” se non concordiamo su cosa sia possibile e cosa no? Come posso trovare la spiegazione più semplice se non ci accordiamo sul concetto di “semplice”?
A me alcune cose sembrano ovvie…per poi scoprire che, per un altro non lo sono affatto e che lui ritiene più probabili cose che ai miei occhi risultano assai poco credibili…
Farò un esempio sulla stregua di ciò che Spratz narra come suo “Primo Episodio”…
Torino, le tre di notte, Piazza Vittorio. Sto su una panchina ad interrogarmi su scelte decisive che mi attendono nella vita, pieno di dubbi, combattuto tra i pro ed i contro che sembrano equivalersi. Attraversando la piazza nella mia direzione mi si avvicina un barbone ubriaco che mi afferra per le spalle e bofonchia una serie di parole ingarbugliate tra le quali distinguo una frase: “Ci vuole un sogno!”
E’ fatta. Raggiungo una improvvisa “Illuminazione” e decido cosa fare nel mio futuro…
Ora: nella mia personale interpretazione ciò che è accaduto è semplice: il barbone seguiva i suoi etilici e confusi pensieri e borbottava per i fatti suoi; la mia particolare sensibilità di quel momento ha voluto vedere “un segno” in quelle parole perché avevo un disperato bisogno di una spinta in una o nell’altra direzione. Un giorno prima od uno dopo e quelle parole non avrebbero avuto significato né impatto e, anzi, me le sarei scordate dopo 5 minuti…
Lo stesso vale per i sogni. Immaginate di attraversare un mercato rionale e di vedere, durante questo transito, duecento persone. Cento novantanove sono illustri sconosciuti. Il duecentesimo è un vostro vecchio compagno di scuola. Tornando a casa racconterete: “Sai, al mercato ho visto Elio… Stava con una tipa , si è fatto crescere la barba, aveva un Rolex al polso…”
In realtà di persone continuate ad averne viste duecento, ma fissate nella memoria solo quella che ha per voi un valore emozionale.
Io posso sognare per duecento notti di seguito d’inciampare per le scale, ma, dato che il mattino dopo prendo l’ascensore, al sogno non attribuisco nessuna importanza e lo dimentico in breve tempo. Nella duecentounesima notte sogno che un cane mi morde la caviglia e, la mattina dopo, mi prendo una storta…ed ecco che il sogno “premonitore” mi si incide nel cervello ed acquista un significato…che sono io stesso ad attribuirgli. Se, invece, non mi prendo nessuna storta dimentico anche quello e aspetto… che, tanto, la statistica è dalla mia parte e, prima o poi, qualche attinenza salta fuori… se voglio crederci. Purtroppo voler contestare le statistiche è come voler mettere in discussione la matematica: vince lei, non c’è speranza…
Ma, come appunto si fa qualche volta in matematica, facciamo un ragionamento “per assurdo” o, se preferite, facciamo il vecchio gioco infantile del “facciamo finta che…”
Facciamo finta che, ad esempio, la signora in coda che consigliò a Spratz di “avere fede” non sia né una brava donna che ha notato gli inconsci segnali di disagio della giovane che le è accanto ed ha voluto bonariamente offrirle una parola di conforto, né una pia donna abituata a consigliare d’aver fede a tutti e sempre perché pensa che la fede risolva ogni cosa; facciamo finta che non sia stata Spratz a dare un significato a parole casuali (come quelle dell’ubriaco)… In questo caso cosa resta? Spratz non lo dice per un giusto e modesto riserbo ma, in questo caso, non resta che credere in un Messaggio che viene dall’Alto: la vecchia signora altri non era che un Angelo (dall’ebraico che significa, appunto, “messaggero”) venuta sulla Terra per aiutarla in un difficile momento della sua vita.
Badate: io so bene che alcune serie televisive americane ci stanno facendo abituare all’idea che gli Angeli sono tra noi con il compito di intervenire nelle nostre vite, ma, francamente, se così fosse davvero m’arrabbierei moltissimo!
Insomma! Ma davvero il Signore Creatore deve inviare i suoi messaggeri per (che so?) convincere un certo John Fergusson di Minneapolis a far la pace con la figlia prima di morire mentre, a morire nel mondo, sono migliaia di bambini ogni giorno?
Dove accidenti è l’angelo della bambina thailandese mentre si trova tra le mani di un bruto? E’ forse impegnato in una coda all’anagrafe per dare un buon consiglio a Spratz?
Preferisco credere nel caso e nella nostra interpretazione dello stesso, altrimenti i supposti Angeli mi diverrebbero veramente odiosi…
Sul fenomeno del “déja vu” è “deja” stato detto tutto: il cervello umano non è assolutamente in grado di distinguere le illusioni che esso stesso provoca. Basta una sonda capillare infilata in precisi punti della corteccia cerebrale per avere l’assoluta ed incrollabile certezza d’aver visto delle cose, sentito dei suoni o percepito degli odori e, anche senza sonde (che servono solo a provare praticamente la teoria) alcune reazioni chimico-elettriche possono alterare il nostro senso del tempo… e questo, in realtà, è in grado di per sé di spiegare perfettamente moltissimi “fenomeni” come le cosiddette “premonizioni” che altro non sono che delle “postmonizioni” retrodatate.
Non fidatevi di me: nelle librerie mediche specializzate trovate un’ampia ed indiscussa documentazione in merito…
Concordo invece perfettamente con Ska quando interpreta i sogni della cugina come elaborazione di dati inconsci: esiste nell’essere umano un “metasistema” di controllo che conosce in tempo reale ogni aspetto della nostra condizione psicofisica e che, più spesso di quanto non si creda, si manifesta attraverso i sogni che, in linguaggio simbolico, ci lanciano dei segnali di allarme o di rassicurazione. Questi sì, che sono “fenomeni” che vale la pena esplorare… ed infatti la psicoanalisi e la medicina neo-psicosomatica, attribuiscono grande importanza all’interpretazione dei sogni…
C’è poi una considerazione che vorrei fare, sperando di non urtare la suscettibilità di nessuno: il mio è un discorso generico, statistico, e non necessariamente riguarda qualcuno dei partecipanti a questa discussione…
Gli psicologi hanno da tempo evidenziato (con cifre difficilmente discutibili) la “categoria” di persone che ha avuto esperienze “extra-naturali” e, in questa categoria, mi perdonino i credenti, si collocano TUTTE le esperienze fuori dall’ordinario: apparizioni di fantasmi, visioni della Madonna, contatti con extraterrestri, premonizioni, ricordi di vite precedenti, ecc.
Nessuna di queste persone ha una vita particolarmente disagiata: se stai cercando di procurare un tozzo di pane ai tuoi figli non hai tempo per le visioni.
Nessuna di queste persone ha una vita particolarmente gratificante ed è pienamente soddisfatta di ciò che è e di quello che fa.
Si situano tutte in una fascia che potremo definire di medietà (o, a voler essere sgradevoli, di mediocrità) con, però, in comune anche il forte bisogno di distinguersi, di sentirsi in qualche modo “diversi” e speciali, pur sostenendo la loro assoluta normalità.
In altre parole a queste persone accadrebbero, come qualità e quantità, le stesse esperienze di chiunque, ma sarebbero più portate a “vedere segni” là dove esiste solo la casualità, a dare significati ad episodi di per sé spiegabili con l’ordinaria legge della statistica, ad interpretare gli accadimenti secondo uno schema deciso a priori.
Credo che molti di voi sarebbero sorpresi nel sapere come funziona (o non funziona) veramente la mente umana…
Nel suo secondo (o terzo, non ricordo) viaggio verso quelle che allora si chiamavano le Indie Occidentali, Cristoforo Colombo sbarcò con la scialuppa, lasciando i galeoni al largo della costa. Fu accolto da indigeni amichevoli che volevano sapere se avesse attraversato il mare su quella barchetta. Egli negò, indicando loro le navi che erano lì, in bella vista… Ma gli indigeni americani… non le vedevano! Erano oggetti talmente fuori dalla loro esperienza che gli occhi registravano l’immagine e la trasmettevano al cervello, ma questo non era in grado d’interpretarla, di incasellarla in qualcosa di conosciuto e, quindi, semplicemente, la rifiutava. Solo dopo molti tentativi, descrivendo le navi pezzo per pezzo e ricorrendo a paragoni ( “le vele sono grandi teli, come quelli delle tende da campo… lo scafo è come questa barca, ma molto più grande…) gli “indiani” videro le navi e, da quel momento, non ebbero, ovviamente, più problemi a farlo immediatamente.
Il nostro cervello può non farci vedere qualcosa che c’è, può farci vedere cose che non ci sono affatto, può “inventare” collegamenti tra cose che sono slegate tra di esse… e, cosa più importante, se la nostra mente pensa che sia vero, per noi non esiste altra verità.
Il giorno (per rifarmi ad un post precedente) che vedrò un asino volare… non mi basterà ancora: andrò a chiedere conferma a qualcun altro se lo vede anche lui.
E farò molta attenzione a scegliere una persona che abbia problemi diversi dai miei… o rischieremo soltanto di confermarci a vicenda nelle nostre illusioni.




