
Che ne dite, per alleggerire, di una sorta di recensione cinematografica?
E’ un vecchio film e, se non lo avete visto, vi consiglio di noleggiare il DVD e dedicargli una serata. Se, al contrario, lo conoscete, spero comunque non vi dispiacerà se ne commento una parte, quella che, per così dire, costituisce l’antefatto della vicenda.
Sto parlando de “La Leggenda del Re Pescatore”, di Terry Gilliam, con un magnifico Robin Williams, un Jeff Bridge in una delle interpretazioni più sofferte della sua carriera e la splendida Mercedes Ruehl che, seppure in una parte marginale, dona vita ad uno dei personaggi femminili più umani ed intensi della cinematografia hollywoodiana.
Jeff Bridge interpreta Jack Lucas, un DJ che ha fatto del cinismo e della satira violenta il suo marchio di fabbrica e che ottiene un notevole successo di pubblico proprio grazie alla sua ironia graffiante, alle provocazioni, al disprezzo ostentato nei confronti delle persone mediocri e di una società ipocrita.
Una sera se la prende con gli “Yuppie” tutta immagine e poca sostanza che affollano i ristoranti alla moda, i posti in cui “bisogna farsi vedere”, e, ad una telefonata in diretta di un ascoltatore che si associa alle sue accese parole di scherno, risponde qualcosa tipo:
“Hai ragione, amico! Bisognerebbe prendere un fucile e sparare nel mucchio!”
Quello che non sa è che dall’altra parte della cornetta c’è uno psicopatico che lo ha eletto a suo personale “guru” e che è pronto a bere le sue parole ed a trasformarle in gesti.
D’altra parte gli Statunitensi, si sa, quando c’è da sparare nel mucchio non sono secondi a nessuno, come la recente cronaca ci ha ricordato.
Così, quella sera, Parry (Robin Williams), un professore universitario di storia medioevale, mentre cena con l’adorata moglie per festeggiare il loro anniversario di matrimonio, vede improvvisamente la testa della donna esplodere e si ritrova con il viso imbrattato dal suo sangue e dai brandelli del suo cervello…
Da qui si sviluppa una storia ricca di spunti poetici e capace di stimolare profonde riflessioni sul senso di colpa e sui modi per “chiudere i cerchi” del nostro passato.
Quello che mi preme in questo contesto, però, è indurvi ad un attimo di considerazione su un punto specifico: siamo sempre consapevoli dell’effetto che le nostre parole o le nostre azioni hanno sugli altri? Ci capita mai che una frase sconsiderata, sfuggita magari in un momento di rabbia o, peggio, detta solo per farci notare, per recitare un personaggio, finisca con l’avere effetti che non avremmo desiderato?
Certo: a nessuno di voi, ringraziando tutte le divinità possibili, sarà mai successo di causare un vero dramma… ma i “piccoli drammi”, quelli senza sangue che scorre e crani fracassati da pallettoni da cinghiale, molto, molto spesso, fanno altrettanto male.
Il fatto che il sangue non si veda non significa che, in qualche modo, non sia stato versato.
Che ci piaccia o no, che ci si voglia credere o meno, siamo responsabili di ciò che seminiamo.
E il Karma, un giorno, ci presenterà il conto.




